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Cagliari, la dura legge di essere un'eterna provinciale

La strada di una salvezza sofferta

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Si prenda il calendario. Si guardino le date delle gare contro le big. Si tracci infine un tratto di penna rossa sopra che indica “sconfitta”. Essere una provinciale conclamata, significa proprio questo.

Ovvero non essere quasi mai al di sopra delle proprie possibilità, quasi mai stupire, e sempre troppo spesso, risultare scontati. Al di la che sia di Mazzarri o meno, il Cagliari incarna, a torto o a ragione, questo tipo di squadra.

Sulla carta infatti, contro la Roma e in trasferta si perde. E così è stato.

Lasciando perdere la prestazione accettabile, l'ingenuità sul rigore subito o la traversa di Joao Pedro.  In casa Cagliari, alla voce punti, anche l'ultima gara recita “zero”. Pochi fronzoli.

Tutto il resto, ovvero gioco, prestazione, carattere, dinamismo, lasciano il tempo che trovano. Il peso specifico dei rossoblù è sempre, inesorabilmente, tante spanne sotto l'avversaria big di turno.

Ci si consola con il “ma loro sono la Roma”, “ma loro sono l'Inter, il Milan, la Juve, il Napoli”a seconda dell'avversario. A riprova del fatto che un risultato diverso da una sconfitta, sarebbe tanto strano quanto inaspettato.

Mentalità da piccoli per sogni minuscoli. Durante la gestione Giulini, questa “legge”, salvo rare e miracolose eccezioni, è stata sempre più una costante continua.

Si vinca almeno contro le squadre medio-piccole allora, si direbbe. Ma in tantissimi casi, non è vero neanche quello.

Basta guardare il girone d'andata e i tanti punti persi per strada contro squadre non certo da Champions. Vedi Spezia, Genoa, Salernitana, Udinese...ed un elenco ancora lunghissimo.

Eccetto la Samp (sia in casa che fuori) ed un Bologna falcidiato dal Covid. Questo il bottino del Cagliari 2021-22.

Due vittorie di fila al giro di boa che più che prove tecniche di salvezza, son state l'ultima boccata d'aria utile prima di una nuova apnea iniziata contro la Roma che (si spera) duri pochissimo.

La dura legge dell'eterna provinciale insomma.

Che nelle annate appena sopra il livello della sopravvivenza, fa si che si accettino sconfitte che “ci possono stare”, mentre in quelle disgraziate come questa da “ogni partita è una finale”, fa si che si accetti l'inferiorità, “ripartendo dalle buone cose viste all'Olimpico”e nulla più.

Forse ancora poco se si guarda la classifica e il calendario, ma probabilmente quanto basta per non sentirsi troppo indietro rispetto alle dirette concorrenti.

In coda infatti, dove tutti scalpitano, una sconfitta di misura contro la Roma che può sembrare una prova di forza, per la tifoseria è la solito risultato al rientro dalla capitale.

Ma se sei una eterna provinciale, devi accettare e ripartire. Ed il tifoso invece, o farsene una ragione, o cambiare squadra.

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