Oliveira: "Juve-Cagliari in Coppa Uefa? Partita rimasta nella storia"

"Il mio ritorno in Sardegna? Non ero preparato"

pubblicato il 18/04/2020 in Interviste da La Redazione
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La Redazione

Lulù Oliveira, ex attaccante del Cagliari, ha rilasciato una lunga intervista a Calciomercato.com nella quale ha ricordato tanti gustosi aneddoti risalenti alla propria esperienza in Sardegna.

Ecco le sue parole:

"Quando sono arrivato a Cagliari, nel '92, la cosa che mi ha colpito tantissimo è il posto. Non conoscevo niente, non sapevo dove stavo andando, vedendo la bellezza della Sardegna, del Cagliari... mi sembrava di essere nel mio Brasile. In Belgio per andare al mare dovevo fare due ore e mezza di macchina... Qui avevo il mare in casa.

Mazzone e il mio modo di apparire? Quando sono arrivato dal Belgio, vestivo in maniera totalmente diversa dagli italiani, che avevano uno stile loro, straordinario. Io indossavo camicie coloratissime, rosse, con i fiorellini, in pieno stile anni '90, che sta tornando di moda. Io avevo i capelli lunghi, l'orecchino e a Mazzone dava fastidio. E diceva, tra sé e sé: "Ma come è vestito questo? Ma da dove viene?" Qui c'erano Armani, Versace, tutte le cose che spopolano nel mondo. Ma l'orecchino gli dava ancora più fastidio. "Se non togli l'orecchino non ti faccio giocare". 

Come reagii? Il mio italiano era molto scarso e avevo Francescoli, che parlava francese, che mi faceva da interprete. "Guarda che il mister ce l'ha con te per come ti vesti, per i capelli, per l'orecchino" e io gli dicevo che non c'entrava niente questo col calcio, che ero venuto qui per giocare a pallone mica per fare il modello. All'inizio ascoltai il mister, mi tolsi l'orecchino e giocai la più brutta partita mai vista con la maglia del Cagliari. Allora, da lì, mi sono detto 'non me ne frega niente, io l'orecchino lo uso sempre'. Poi dopo l'ho convinto, quando mi buttava dentro segnavo, quindi non poteva non farmi giocare. Anche con le scarpe lo feci impazzire...

Le scarpe? In quel periodo erano tutte nere, le scarpe. Io avevo le Adidas, nere con le tre strisce bianche. Il mio procuratore aveva trovato un nuovo sponsor, la Lotto, che all'epoca realizzava scarpe colorate e allora me ne mandarono un paio di prova, che io utilizzai nella partitella del giovedì contro i ragazzi della Primavera. Le provai, giocai e il mister, a fine partita, mi chiama a centrocampo. Pensavo mi dovesse dire qualcosa sulla partitella, nel bene o nel male, invece... : "Ma tu lo sai che con quelle scarpe non puoi giocare?" Io risposi perplesso: 'Per quale motivo?'. E il mister: "Per quale motivo? Il difensore ti vede da lontano!". Ma non ho avuto discussioni brutte, erano solo quelle piccole cose che gli davano fastidio, ma avevamo un grande rapporto. Con noi c'era anche Marcelo Tejera, centrocampista uruguaiano, coi capelli lunghissimi, da dietro sembrava una donna. E il mister: "Con me non giocherà mai fino a quando non si taglierà quei capelli". Chissà adesso come farebbe, tra tatuaggi e orecchini...

Il gol alla Juve in Coppa Uefa è quello a cui sono maggiormente legato? Quando c'è una competizione così, quando fai un gol che dà la qualificazione, è sempre importante, se lo ricorderanno tutti. Il colpo di testa di Firicano, la mia rete, il rigore inesistente alla Juve, quella partita, a Cagliari, è rimasta nella storia. Noi eravamo a Torino e a Cagliari ci aspettarono per festeggiare tutti insieme. Sono cose che ti lasciano senza fiato. Un altro gol che mi ha dato grande piacere è quello realizzato contro il Malines, perché ai tempi il ct del Belgio non mi vedeva, nonostante stessi facendo benissimo a Cagliari. I media spingevano per gli attaccanti che giocavano in patria, ma io feci quel gol in pallonetto a Preud'homme, al quale non avevo mai segnato, e lo dedicai al ct, che aveva dubbi su di me.

Allegri allenatore? Te lo dico sinceramente: mai avrei pensato di vederlo allenatore. Era molto timido, parlava pochissimo, con quell'accento toscano che facevo fatica a capire. Sono felicissimo per lui, l'ho visto quando ha vinto lo scudetto col Milan, sono andato a salutarlo a Cagliari. 

Dopo la Fiorentina tornai al Cagliari? Sì. Però, prima di andare, feci il furbo per la prima volta in carriera, non capendo che in realtà il male lo stavo facendo a me stesso. Iniziai ad allenarmi male, senza voglia, fingendo infortuni, quindi mi ripresentai in Sardegna senza preparazione, che è la cosa fondamentale per noi giocatori. Non ero preparato per tornare a Cagliari, e questo è stato uno dei più grandi errori della mia vita.

Stagione difficile? C'era Tabarez. Che poi è stato mandato via, per il nostro dispiacere. Ci ha allenato, ci ha salutato, e noi, a fine allenamento, siamo andati nell'ufficio di Cellino per provare a fargli cambiare idea. Niente da fare, il giorno dopo arrivò Ulivieri, che non riuscì a farci fare l'allenamento perché i tifosi si presentarono per contestarlo, in quanto loro dicevano che nella sua prima esperienza a Cagliari si era venduto qualche partita... La situazione era già critica, poi partita dopo partita non c'era più niente da fare. Io venni molto criticato, perché dovevo fare la differenza".